“Le donne di ora”: all’Auditorium di Roma la terza serata della rassegna Invitalia
L’evento, focalizzato sulla violenza di genere, è stato organizzato in collaborazione con la Fondazione Giulia Cecchettin

Si è svolta il 18 febbraio 2026, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, la terza e ultima serata di “Le donne di ora”, la rassegna promossa da Invitalia nell’ambito del programma Imprenditoria Femminile, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con risorse del PNRR – Next Generation EU.
Un percorso – gratuito e aperto alla cittadinanza – che nelle tre tappe ha raccontato il ruolo delle donne come motore di sviluppo sociale, culturale ed economico, mettendo al centro il legame tra indipendenza economica ed emancipazione, temi cardine anche delle politiche dell’Agenzia.
Una serata dedicata al contrasto alla violenza di genere
L’ultima tappa, realizzata in collaborazione con la Fondazione Giulia Cecchettin, e moderata dalla giornalista RAI Emma D’Aquino, è stata interamente dedicata alla violenza di genere, raccontata attraverso testimonianze, dialoghi e linguaggi artistici.
Dopo il video d’apertura sulle prime due serate, accompagnato dalle note della canzone “Le donne di ora” di Giorgio Gaber, gentilmente concessa dalla Fondazione Gaber, a dare il via alla serata è stato l’Amministratore Delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella.
L’AD ha ricordato come “promuovere l’indipendenza economica delle donne significhi generare crescita, ma soprattutto garantire libertà e sicurezza”, citando anche l’impegno dell’Agenzia a favorire l’inclusione lavorativa di chi vive in situazioni di fragilità o difficoltà socioeconomica, tra cui anche donne provenienti da situazioni di violenza domestica. Un obiettivo previsto all’interno del Piano Strategico di Sostenibilità di Invitalia che - grazie alla collaborazione con associazioni ed enti specializzati - ad oggi ha portato all’inserimento di 15 donne che hanno intrapreso un nuovo cammino personale e professionale.
Voci e percorsi di cambiamento
Uno dei momenti più intensi della serata è stata la lettura del messaggio di una lavoratrice di Invitalia, che ha scelto di condividere il suo percorso di rinascita dopo una storia di violenza domestica.
A seguire, un dialogo sull’indipendenza economica come contrasto alla violenza di genere con due protagoniste di storie diverse ma unite dalla volontà di cambiare i propri contesti: Ottavia Semerari, fondatrice dell’impresa sociale Variabile K di Ercolano – finanziata da Invitalia - e Maya Pandin, studentessa di Ingegneria Biomedica dell’Università di Padova e vincitrice di uno dei Premi di Laurea dedicati a Giulia Cecchettin, messi a disposizione da Invitalia attraverso il programma Imprenditoria Femminile, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con risorse del PNRR - Next Generation EU.
Il linguaggio del teatro per raccontare ciò che le parole non dicono
Per affrontare le dimensioni meno visibili della violenza – psicologica ed emotiva – l’evento ha scelto anche il linguaggio del teatro. In anteprima, l’attrice Marina Rocco (che ha recitato in teatro per Filippo Timi, Andrée Ruth Shammah e al cinema per Woody Allen, Marco Tullio Giordana e Paolo Virzì) ha interpretato un reading tratto da “Il mio nome è Maria Stuarda” di Nicoletta Verna, restituendo al pubblico un racconto di paura, resistenza e dignità che, pur se ambientato negli anni ’40, richiama dinamiche ancora attuali e che sarà in scena al Teatro Franco Parenti di Milano dal 24 febbraio all’8 marzo 2026.
L’intervista a Gino Cecchettin
Il fulcro della serata è stata poi l’intervista a Gino Cecchettin, Presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, nata dalla volontà della famiglia di onorare la memoria di Giulia, figlia e sorella, e trasformare il dolore in impegno civile, educazione e azioni concrete contro ogni forma di violenza sulle donne. Cecchettin ha richiamato la necessità di investire su nuovi strumenti educativi, culturali e sociali per prevenire la violenza e coinvolgere attivamente i giovani e gli uomini in un cambiamento che riguarda l’intera società.
Un gesto collettivo per chiudere il percorso
In chiusura, il pubblico è stato invitato a unirsi in un gesto simbolico, a battere i piedi e fare rumore per rompere il silenzio che spesso circonda la violenza sulle donne. Un modo per ricordare che la libertà delle donne passa anche attraverso comunità più consapevoli e partecipi.
Il prossimo appuntamento delle “Le donne di ora” si terrà a Roma, il 1 luglio 2026.






