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Nel 2025...

SINTESI
Il Mezzogiorno cresce più del resto del Paese, ma i divari su produttività, export e capitale umano restano profondi. È una ripresa che convive con un paradosso - demografico prima ancora che economico - che sottrae al territorio le stesse risorse umane che contribuisce a formare.
A sostenere questa crescita sono soprattutto gli investimenti fissi lordi, trainati dalle costruzioni e dalle opere pubbliche, cresciute del 40,7% al Sud nel periodo 2019-23, oltre cinque punti in più rispetto al Centro-Nord. Parallelamente, d’accordo con le stime SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), la componente privata tiene: oggi il 58% delle imprese meridionali programma di investire, contro il 47% della media nazionale, spinte da strumenti come la ZES Unica e i piani Transizione 4.0 e 5.0.
In questo contesto, nel triennio 2023-25, gli strumenti agevolativi gestiti da Invitalia hanno concentrato nel Mezzogiorno una quota di risorse ben superiore al peso economico e demografico dell'area: pur rappresentando circa un quarto dei progetti finanziati a livello nazionale, il Sud assorbe oltre la metà delle agevolazioni concesse e degli investimenti attivati sull'intero territorio, a riprova del ruolo strategico e moltiplicatore che gli strumenti di incentivazione svolgono nelle aree a maggiore fabbisogno di sviluppo.
Una tendenza che ha visto una forte accelerazione nel corso del 2025. Dalle prime anticipazioni sull’andamento degli incentivi, infatti, risulta che nel Mezzogiorno Invitalia ha sostenuto 14.000 imprese e progetti di investimento, con più di 10 miliardi di euro di investimenti attivati e 4,2 miliardi di euro di agevolazioni concesse.
L'analisi che segue si articola lungo tre direttrici principali: la dinamica recente del PIL e degli investimenti nel Mezzogiorno; le criticità strutturali che ne condizionano la sostenibilità nel medio periodo; il ruolo degli strumenti agevolativi - con particolare riferimento ai Contratti di sviluppo e agli interventi di creazione d'impresa nel tradurre il ciclo favorevole in rafforzamento produttivo durevole.

Una crescita importante, ma ancora fragile
Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha fatto registrare una dinamica del PIL più favorevole rispetto al resto del Paese. Secondo Confindustria e SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) tra il 2019 e il 2024 il PIL meridionale è cresciuto del 7,7%, rispetto al 5,8% della media italiana. Nel 2025 si è registrata una crescita dello 0,7% - superiore al +0,5% nazionale - con un ulteriore rafforzamento nel 2026 (+0,9%), legato alla progressiva attuazione degli investimenti del PNRR. Banca d'Italia conferma questa traiettoria: tra il 2019 e il 2023 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto del 6,7%, circa 2,5 punti in più rispetto al resto del Paese.
Questa dinamica si accompagna a una crescita particolarmente sostenuta degli investimenti. Il Rapporto Svimez 2025 evidenzia che, nel periodo 2021–24, gli investimenti fissi lordi aumentano del 20,9% nel Mezzogiorno, a fronte del 17,6% della media nazionale e del 16,9% del Centro-Nord, segnalando una crescita più sostenuta nell’area nonostante una base produttiva ancora strutturalmente più fragile rispetto alle aree più sviluppate del Paese.
Il quadro, però, resta ambivalente. Al miglioramento del PIL si accompagna un PIL pro capite meridionale strutturalmente ancorato a circa il 55% di quello del Centro-Nord.
Sul fronte dell'internazionalizzazione, solo il 43% delle imprese manifatturiere meridionali - che rappresenta il pilastro dell’export dell’area (oltre il 93%) - esporta sui mercati esteri, contro il 60% delle imprese del Centro-Nord (dati Ice/Istat 2024) e il 53% della media nazionale e rispetto a quote costantemente superiori al 60% registrate nel quadriennio 2021-2024: un arretramento che segnala una vulnerabilità crescente della base produttiva rispetto ai mercati internazionali.
A rendere il quadro ancora più complesso sono i flussi migratori. Nel quadriennio 2021-24, gli occupati under 35 nel Mezzogiorno sono cresciuti di oltre 100.000 unità secondo le elaborazioni Svimez, un risultato concreto trainato da turismo, costruzioni e servizi.
Eppure, nello stesso periodo oltre 160.000 persone, in prevalenza giovani diplomati e laureati, hanno lasciato il Sud verso il Centro-Nord o l'estero: dati Istat evidenziano che nel solo 2025 il Mezzogiorno registra ancora un saldo migratorio negativo di 45.000 persone di cui gran parte focalizzate nella fascia 20-34 anni. Chi parte è mediamente più istruito, mentre chi resta trova più spesso lavoro precario, con salari che si riducono del 10% nel quadriennio 2021-24. È il segno di una dinamica positiva ma non qualitativamente elevata tale da assorbire giovani altamente qualificati formati sul territorio.
La criticità strutturale più rilevante, infatti, riguarda la produttività. Secondo Svimez, la produttività del lavoro nel Mezzogiorno si attesta stabilmente tra il 70% e l'80% di quella del Centro-Nord, con uno scarto che nella fase più recente di crescita occupazionale non si è ridotto in modo significativo. Il recupero, in altri termini, è avvenuto attraverso più lavoro, non attraverso più valore prodotto per lavoratore. Ed è questa distinzione ad essere decisiva per capire come rendere questa crescita sostenibile e di lunga durata.
Il contributo di Invitalia: intensità finanziaria e concentrazione strategica
È in questo contesto - dove segnali positivi vengono attenuati da criticità strutturali - che si inserisce il ruolo degli strumenti gestiti da Invitalia.
Nel triennio 2023-25 l’Agenzia ha sostenuto a livello nazionale quasi 175.000 imprese e progetti di investimento, con poco meno di 55 miliardi di euro di investimenti attivati e oltre 14,5 miliardi di euro di agevolazioni concesse, in un periodo segnato dall'ampliamento degli stanziamenti legati al PNRR e dal pieno avvio del ciclo di programmazione 2021-27.
Sempre il PNRR ha rafforzato questo quadro sul fronte degli investimenti pubblici. Dal 2022, in qualità di Centrale di Committenza, Invitalia ha gestito procedure di gara per 19,2 miliardi di euro, di cui circa 7,5 riferite al Sud.
Il ricorso prioritario agli Accordi Quadro ha permesso di avviare e completare gli interventi con tempi più rapidi, costi contenuti e un tasso di contenzioso residuale: segnando un’accelerazione soprattutto per le amministrazioni più piccole o fragili. Gli ambiti coperti sono ampi e strategici - dall'istruzione alla salute, dalla rigenerazione urbana alla transizione ecologica, dalla cultura all'innovazione digitale - e riflettono una visione integrata dello sviluppo territoriale che tiene insieme investimenti pubblici e sostegno alle imprese.
Secondo le analisi di Confindustria-SRM e della Banca d'Italia, il PNRR, nella sua fase conclusiva, è proprio nel Sud d’Italia che sta ottenendo i risultati più rilevanti.
Dai primi dati disponibili sul 2025, anche gli incentivi gestiti da Invitalia registrano segnali positivi per il Mezzogiorno che assorbe il 49% degli investimenti attivati e il 68% delle agevolazioni concesse a livello nazionale, con una crescita rispetto al 2024 del 180% negli investimenti e del 146% nelle agevolazioni. In un solo anno sono stati attivati oltre il 50% degli investimenti e delle agevolazioni del triennio, grazie a rilevanti investimenti strategici in grado di rafforzare il posizionamento competitivo del Paese.
Un’accelerazione che porta il risultato delle attività svolte nel periodo 2023-25 a circa 40.000 progetti supportati, 19,4 miliardi di euro di investimenti attivati e 7,6 miliardi di euro di agevolazioni concesse. Nel periodo citato il Sud rappresenta complessivamente il 22,6% dei progetti finanziati e concentra il 35,6% degli investimenti attivati e il 51,7% delle agevolazioni concesse, riflettendo la congiuntura positiva che si osserva nel Mezzogiorno.
In quest’ottica si possono evidenziare due linee d’azione a sostegno di una crescita duratura e di lungo periodo: quella dei grandi investimenti, che puntano a migliorare filiere, dimensioni e produttività, e quella della creazione di nuove imprese, essenziale per sostenere il tessuto imprenditoriale locale, soprattutto in zone caratterizzate da fragilità demografiche.
IL CONTRIBUTO DI INVITALIA NEL MEZZOGIORNO
40.000
imprese e progetti di investimento
19,4 mld €
investimenti attivati
7,6 mld €
agevolazioni concesse
Fonte Invitalia - Triennio 2023-25
Grandi investimenti: i Contratti di Sviluppo come leva per la crescita della capacità produttiva
La direttrice dei grandi investimenti è quella che sostiene più direttamente il legame tra politiche industriali e rafforzamento della produttività. In questo perimetro, lo strumento operativo principale è rappresentato dai Contratti di sviluppo.
Nel 2025, dopo un anno di fisiologico calo a seguito degli alti tassi di investimento registrati grazie all’iniziale spinta del PNRR, riprende il trend di crescita dei grandi investimenti trainati dai Contratti di sviluppo. Sono 138 i progetti di investimento finanziati nel Mezzogiorno, capaci di sviluppare oltre 7 miliardi di euro di investimenti, grazie anche al supporto di più di 3 miliardi di euro di agevolazioni concesse.
Nel triennio 2023-25, lo strumento nel Mezzogiorno attiva complessivamente 250 progetti per 11,7 miliardi di euro di investimenti e 4,6 miliardi di euro di agevolazioni. Il rapporto tra agevolazioni e investimenti attivati evidenzia una leva significativa: ogni euro di agevolazione pubblica attiva circa 2,5 euro di investimenti complessivi, con un effetto moltiplicatore rilevante sulla capacità produttiva del territorio.
È importante evidenziare inoltre che i Contratti di sviluppo non si limitano a finanziare investimenti singoli. Promuovono programmi capaci di coinvolgere più imprese, più settori e più funzioni lungo la catena del valore, generando profondi effetti di sistema: reti di fornitura strutturate e plurali, superamento della dipendenza da un unico committente, attrattività stabile per nuove imprese in espansione. In questa prospettiva, lo strumento non agisce solo sull'accumulazione di capitale, ma sulla qualità della struttura produttiva, trasformando un ciclo favorevole in rafforzamento strutturale durevole.

Creazione di impresa: presidiare il paradosso occupazionale
Accanto ai grandi investimenti opera una seconda direttrice, altrettanto necessaria: la creazione di impresa. In un Mezzogiorno che cresce e continua a perdere giovani qualificati, incentivare l'iniziativa economica locale resta una priorità strutturale.
Nel 2025 gli interventi di creazione di impresa registrano nel Mezzogiorno più di 1.300 progetti e oltre 167 milioni di investimenti attivati, pari a oltre l'80% del totale nazionale della categoria, supportati da quasi 150 milioni di euro di agevolazioni concesse.
Nel triennio 2023-25 la linea della creazione di impresa mobilita complessivamente quasi 7.000 progetti, 710 milioni di euro di investimenti e circa 626 milioni di euro di agevolazioni concesse, confermando un presidio continuativo sulla nuova imprenditorialità nel Mezzogiorno.
Tra gli strumenti più rappresentativi, Resto al Sud ha sostenuto nel triennio più di 5.500 progetti, quasi 400 milioni di euro di investimenti e più di 356 milioni di euro di agevolazioni concesse. Una misura che non deve essere solo letta come misura di autoimpiego, ma come strumento che amplia le opportunità economiche locali e favorisce il radicamento.
Proprio per queste ragioni, il successo di Resto al Sud ha dato avvio a una nuova fase della misura: Resto al Sud 2.0, rivolto agli under 35, all’interno di un disegno di politiche pubbliche più ampio, il Piano Integrato Autoimpiego (PIA), che ha valorizzato l’esperienza positiva della prima fase, estendendo il perimetro e le finalità della misura anche al Centro Nord tramite lo strumento Autoimpiego Centro-Nord.
La decisione di dare continuità a Resto al Sud, estendendone, oltretutto, l’ambito di azione a tutto il territorio nazionale, segnala che il tema rimane centrale: sostenere nuova imprenditorialità là dove crescita economica e fragilità demografica continuano a convivere.
Questa funzione completa, in modo coerente, quella dei grandi investimenti: da un lato si alimenta la base imprenditoriale diffusa e si crea spazio per l'iniziativa economica locale; dall’altro si rafforzano filiere, scala e capacità produttiva.



Resto al Sud 2.0
Prospettive: trasformare il ciclo favorevole in crescita strutturale
Il Mezzogiorno sta attraversando una fase di rafforzamento reale. La crescita del PIL, il recupero degli investimenti e il miglioramento dell'occupazione segnalano una dinamica favorevole. Ma i divari di produttività, le debolezze nell’export e i flussi migratori in uscita mostrano che il recupero non ha ancora sciolto i nodi strutturali dell'area.
In questo quadro, gli strumenti di politica industriale possono fare la differenza, contribuendo a tradurre il ciclo favorevole in rafforzamento produttivo durevole.
I dati del triennio 2023-25 mostrano che questo processo è già in atto, con un contributo sostanziale e misurabile al Mezzogiorno, soprattutto lungo la direttrice dei Contratti di sviluppo, capaci di attivare un effetto leva sugli investimenti privati che rafforza filiere, ecosistemi e capacità produttiva. A questo strumento si affianca la creazione di impresa, che presidia un terreno diverso, ma altrettanto essenziale: la tenuta imprenditoriale dei territori e la possibilità di offrire opportunità economiche concrete a chi sceglie di restare o di tornare.
Perché questa dinamica non si interrompa, è però indispensabile che gli investimenti pubblici tengano il passo. Per evitare effetti negativi sulla crescita a partire dal 2027, è necessario mettere in campo azioni per accelerare la realizzazione degli interventi a valere sulla politica di coesione. Il modello PNRR - per la sua capacità di orientare le risorse verso obiettivi chiari con scadenze ben definite e l’attuazione di una governance strutturata dotata di una forte cabina di regia centrale - rappresenta un riferimento da cui ripartire, opportunamente adeguato, per accelerare gli investimenti dei prossimi cicli di programmazione.
È proprio su questo terreno che si apre uno dei confronti più rilevanti per il futuro del Mezzogiorno: quello sulla nuova architettura della programmazione europea. La Commissione europea sta ipotizzando, per il periodo 2028-34, l'introduzione di un piano unico nazionale capace di integrare diverse linee di finanziamento - coesione, agricoltura e politiche sociali - in un quadro più coerente, articolato attraverso Piani di Partnership Nazionali e Regionali. Si tratta di un modello che mira a maggiore efficacia strategica e che richiede contemporaneamente sia una maggiore sinergia tra strumenti gestiti a livello nazionale e regionale, sia tra le diverse linee che alimentano il fondo: coesione, agricoltura e politiche sociali.
Le sfide che ci troviamo ad affrontare richiedono strumenti efficaci, capaci di sostenere il processo di coesione avviato, trasformando un ciclo trainato dagli investimenti in una crescita più solida, più attrattiva e più capace di trattenere persone e competenze. Perché questo accada, occorre investire nelle infrastrutture sociali, rafforzare le competenze interne alla Pubblica Amministrazione e riqualificare i servizi essenziali. Ma soprattutto - se si vuole attrarre talenti e alta professionalità - è necessario concentrare strumenti e misure verso la creazione di filiere ad alta tecnologia, capaci di generare lavoro di qualità. Condizioni imprescindibili, tutte, che potranno creare valore aggiunto duraturo solo se affiancate da una continuità d'azione che sopravviva alla scadenza del PNRR.
Fonti
- Banca d’Italia (2024) - L’economia delle regioni italiane. Dinamiche recenti e aspetti strutturali.
- Confindustria e SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (2026) - Check-up Mezzogiorno 2025.
- ISTAT (2026) - Indicatori demografici - Anno 2025.
- SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (2025) - Mezzogiorno: panorama economico di mezz’estate 2025.
- Svimez (2026) - Rapporto 2025: l’economia e la società del Mezzogiorno. Freedom to move, right to stay.