L'agenzia per
lo sviluppo
 
 
 

Storie

Archivio

Seleziona un argomento:

Ricerca storie per argomento
 
La storia di due fratelli, Davide e Pietro, che con gli incentivi di Resto al Sud sono tornati dagli Usa per fondare Woodini e poi riconvertirsi nel post-Covid
 

Dalla Florida a Napoli per aprire una falegnameria digitale

2020-05-20
Woodini è una delle prime iniziative finanziate da Resto al Sud. I due soci, Davide e Pietro Di Costanzo, hanno vissuto e lavorato per 5 anni a Fort Lauderdale, una città degli Stati Uniti, parte sudorientale della Florida. Nell’ottobre 2017 hanno deciso di rientrare in Italia, facendo un “viaggio al contrario” rispetto a tanti loro conterranei.
 
Negli ultimi venti anni più di due milioni di meridionali si sono trasferiti nelle altre aree del Paese od oltreconfine, la metà dei quali giovani, in larga parte fortemente scolarizzati. Un investimento in capitale umano regalato alle regioni settentrionali o, peggio, ad altre comunità nazionali. Davide e Pietro, come scrivono nella bella lettera che hanno voluto inviare al gruppo di lavoro “Resto al Sud”, hanno fatto ritorno nella loro terra d’origine “perché abbiamo anteposto gli affetti alle cose materiali, essendo comunque certi che nel nostro Paese avremmo avuto l’opportunità di crearci un lavoro ed un futuro”. E qui la loro storia si incrocia con quella di Resto al Sud, che per il 10% circa delle 5.456 imprese agevolate dovrebbe assumere una diversa denominazione, utile ad evocare il tema del ritorno piuttosto che quello del restare.
 
A fine gennaio 2018 presentano domanda ad Invitalia per avviare una falegnameria digitale; a distanza di un mese e mezzo si vedono notificare dall’APP Resto al Sud l’approvazione del progetto, dopo aver sostenuto un colloquio di valutazione che, sempre come sottolineato dai due fratelli di Marano di Napoli nella loro lettera, è stato il primo momento di confronto con un “team professionale ma al tempo stesso ‘umano’, che ci ha sempre accompagnato in ogni fase di realizzazione dell’iniziativa”.
 
Completato l’investimento agevolato, avviano la loro attività “con grande soddisfazione, anche dal punto di vista economico”, soprattutto rispetto ad una delle loro linee produttive: gli allestimenti scenografici per eventi (meeting, fiere, cerimonie, etc.).
 
Poi nel mese di marzo - nel mentre gli venivano consegnati gli ulteriori macchinari acquisiti per consolidare la loro attività d’impresa (“stampante uv Agfa di grande formato, laser da 3 mt x 2, taglia polistirolo cnc”) e ultimavano i lavori di “ristrutturazione degli spazi interni del capannone per realizzare reparti di produzione differenziati, e tutto procedeva perfettamente, i nostri clienti avevano già ordini per 500 eventi (ed eravamo all’inizio della stagione) che da soli avrebbero prodotto per Woodini un fatturato di almeno 400.000 Euro” - esplode la pandemia.
 
Covid-19 e lockdown, due parole che resteranno per sempre impresse nelle nostre menti e nei nostri cuori, azienda chiusa, installazioni bloccate e un futuro che si sgretola”.
 
E invece Woodini ha saputo rialzarsi, riconvertendo la sua produzione.
 
Il 14 maggio, in piena emergenza sanitaria, abbiamo effettuato due assunzioni, creato un indotto che sta dando lavoro ad oltre venti donne (clienti riconvertiti) per la produzione di mascherine brandizzate per le aziende (è in corso il processo di certificazione presso ISS) e attivato una rete di venditori (che precedentemente operavano nel settore degli eventi), innescando una scintilla che velocemente è diventata un incendio… oggi intorno a noi ruotano almeno 35 persone che si danno da fare, producono, vendono, hanno uno scopo… in particolare stiamo lavorando ad una commessa che da sola vale circa 25.000 euro, abbiamo affiancato alla produzione di mascherine filtranti quella degli scudi facciali, dei parafiato, della segnaletica calpestabile, dei separé per ristoranti, senza mai abbandonare il nostro progetto originario, sul quale torneremo a focalizzarci nel dopo-virus e continuiamo comunque a lavorare nel poco tempo libero che ci resta”.
 
Davide e Pietro hanno realizzato anche delle mascherine “made Resto al Sud” per farne omaggio ai colleghi impegnati nella gestione della misura.