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Gli smart glasses sono prodotti da Youbiquo, una società di Cava de’Tirreni

Talens, gli occhiali intelligenti made in Campania

2016-05-05

“Ti diamo una mano, anzi due. Le tue”. E’ lo slogan usato da Youbiquo, una società di Cava de’ Tirreni (Salerno) che progetta i Talens, degli Smart Glasses tutti italiani, veri e propri computer indossabili, in grado di far vivere all’utente situazioni di realtà virtuale o aumentata. Di fatto, la risposta italiana ai più noti Google Smart Glasses, promossi in ogni parte dal pianeta, ma attualmente in corso di reingegnerizzazione.

Pietro Carratù, un ingegnere elettronico con esperienze in Finmeccanica e grandi multinazionali, è il fondatore della società e (insieme a Chiara Mannella e alcuni giovani programmatori specializzati in applicazioni per Smartphone) lavora al suo progetto già da 3 anni, focalizzandosi non solo sulla parte hardware, estetico-funzionale dei wearable computer, ma anche sui software che consentono l’aggregazione dei contenuti digitali. Questi occhiali, infatti, si possono usare come uno smartphone, ma senza l’uso delle mani: non solo aggiungono informazioni a ciò che l’occhio umano può vedere, ma eseguono applicazioni, hanno interfacce vocali, sono sempre interconnessi e interattivi. Youbiquo ne ha brevettati due modelli, che prevedono un ciclo di aggiornamento ogni 24 mesi.

Entro la fine del 2016 saranno disponibili più di cento dispositivi “chiavi in mano”, legati al progetto Smart Glass a Realtà Aumentata, realizzato per la Costiera Amalfitana. Youbiquo per questo progetto ha realizzato degli occhiali intelligenti con un applicativo specializzato per il settore turismo: il turista può chiedere informazioni su cosa sta visitando e cosa c’è da vedere, facendo delle domande al suo Personal Assistant, un dispositivo di intelligenza artificiale che riesce a capire le intenzioni dell’utente e fornire risposte sensate.

Ma quella del turismo e dei beni culturali è solo una nelle applicazioni disponibili. Carratù ne è convinto: questi occhiali ipertecnologici sono adatti a funzionare in ambito industriale, come strumenti di lavoro per le grandi imprese e non sono destinati al mercato consumer dei giovani “smanettoni”, magari campioni di videogiochi. “Anche le aziende che si occupano di manutenzione possono beneficiare ampiamente di un dispositivo a realtà aumentata – ci spiega il CEO di Youbiquo - Ad esempio, chi fa montaggio e smontaggio di pannelli o componenti speciali, può usufruire di un sistema che riconosce i pezzi e indica le operazioni da effettuare. Un manutentore potrebbe guidare un operatore a distanza, tramite una videochiamata, garantendo comunque efficacia al suo intervento e riduzione di costi”. Pensiamo anche a cosa potrebbe significare fare la stessa cosa in ambito medico e avere la possibilità, per un tirocinante ad esempio, di acquisire tramite realtà aumentata il punto di vista di un chirurgo in sala operatoria.

Youbiquo ha ottenuto i finanziamenti di Smart&Start, il programma di Invitalia per le startup innovative e quelli di un Business Angel di Milano, Luca Moraschini: “E’ stata un’iniezione di fiducia – ha commentato Carratù – Il finanziamento ci è servito per partire, acquisire competenze e nuovi partner. Ma oggi, col senno di poi, ho capito che nelle succesive fasi di crescita è meglio trovare investitori industriali e fare alleanze con aziende strutturate, che conoscono il mercato, piuttosto che rivolgersi a chi fa innovazione pura. Insomma… mi rivolgo ai giovani startupper: non fate troppi pitch!”.