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La D-Orbit è la prima società al mondo che opera concretamente contro l'inquinamento spaziale

Da Como al cosmo: ecco i cacciatori di satelliti

2016-05-24

Un dispositivo che può arrestare l’aumento sistematico di detriti attorno alla Terra, impedendo ai satelliti non più attivi di vagare senza meta nello spazio: è il prodotto ecosostenibile e altamente innovativo che viene realizzato dalla D-Orbit, una start up di Lomazzo (Como), che opera a cavallo tra l’Italia, gli Stati Uniti e il Portogallo. La D-Orbit è la prima società che ha fatto un primo fondamentale passo per risolvere il problema dell’inquinamento spaziale. E al momento non ha competitor, seppure il problema è sempre più attuale.

La società è impegnata dal 2011 nel «decommissioning» dei satelliti, attraverso lo sviluppo di dispositivi che, installati a bordo prima del lancio, sono in grado di rimuovere i satelliti artificiali dalla propria orbita, una volta giunti al termine della loro vita operativa. 

L’avventura nasce con Luca Rossettini, nato a Vicenza e laureatosi in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano. Luca ha da sempre con una passione smodata per lo spazio e la fantascienza ed è proprio lui, nel 2008, l’ideatore del primo concept del dispositivo di rimozione: “Non sono riuscito a fare l’astronauta e allora ho pensato di trovare un altro modo per andare nello spazio: fare l’imprenditore. Dopo il master in sostenibilità strategica, mi sono convinto che, qualsiasi cosa venga lanciata nello spazio, debba essere rimossa in modo rapido, controllato e sicuro, una volta cessata la sua vita utile”. 

Nel 2009 Luca vince una borsa di studio Fulbright BEST con cui approda in Silicon Valley, dove l’idea viene smontata e rimontata, per diventare un piano industriale strutturato e poi un prodotto, grazie anche all’internship presso il centro di ricerche NASA. Nelle aule della Santa Clara University, Luca incontra anche il coetaneo Renato Panesi, di origini toscane, ingegnere aerospaziale esperto in sistemi di controllo, futuro socio fondatore della D-Orbit. La società innovativa aprirà i battenti di lì a poco con il supporto di Quadrivio, un fondo di venture capital italiano. Le tappe si susseguono velocemente. 

Nel 2012 nasce la D-Orbit Inc., che oggi ha sede a Washinghton DC, l’azienda sussidiaria di quella italiana rivolta al mercato americano. Nel 2013, dopo aver vinto la Building Global Innovators Competition, la D-Orbit approda al MIT di Boston e poi crea D-Orbit PT a Lisbona. A novembre dello stesso anno D-Orbit conclude la missione Alice2, in cui viene effettuato un primo test per il lancio in orbita del cervello del motore. Nel 2014 viene lanciata la missione per costruire il primo satellite con un vero sistema di decommissioning a bordo. 

Intanto arrivano riconoscimenti e premi da tutte le parti: D-Orbit vince il Premio Impresa Innovazione Lavoro, il Red Herring Global, il Best Presentation Award dell’ESA Investment Forum ed è tra i finalisti di MassChallenge e del Pioneers Asia Challenge.

Nel 2015 partono i primi contratti importanti: con l’Agenzia Spaziale Europea, con Airbus e quello con la Commissione Europea per lo SME Instrument (Fase 2), del valore di oltre due milioni di euro. 

Anche Invitalia punta sui due ingegneri aerospaziali e decide di aiutarli con il finanziamento Smart&Start Italia: “Useremo i fondi di Invitalia per consolidare la squadra tecnica e commerciale e innovare la nostra produzione”. Spiega Luca.

Intanto la D Orbit ha assunto 30 persone e prevede di assumerne altre 15 entro il 2016.

Ma come sarà il futuro per un’azienda che lavora già nel futuro? Luca ne è certo: “Il passo successivo sarà andare a prenderci i satelliti non più funzionanti, ancora in orbita”.