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Cosa accade se un robot umanoide interagisce con un bambino affetto da autismo?
Un robot per amico

Un robot per amico

2015-06-09

Che accade se un robot umanoide interagisce con un bambino affetto da autismo? Avere un’entità artificiale con cui relazionarsi, può migliorare la vita sociale e cognitiva di quel bambino? Sono quesiti importanti, che trovano finalmente una risposta nel lavoro di ricerca, sviluppo e testing intenso che sta svolgendo la Robotics Life, una start up di Catania che, pioniera Italia, sta mettendo a punto una terapia sperimentale, altamente innovativa, per la cura dell’autismo nei bimbi tra i 2 e i 6 anni, l’età in cui è più probabile ottenere miglioramenti nella malattia.

La società è stata fondata da due fratelli, Marco e Daniele Lombardo, di 37 e 41 anni, entrambi periti informatici, i quali, insieme al cugino Giuseppe Pennisi, hanno deciso di lasciare i loro lavori precedenti e dedicarsi totalmente a una missione: portare concretamente la robotica nel mondo della medicina e della neuropsichiatria infantile, sfruttando le possibili interazioni tra uomo e robot (e soprattutto tra bimbo e robot).

Ci ha spiegato Daniele: “Spesso i bimbi autistici non interagiscono con altri esseri umani, non li guardano in faccia, magari si fissano su un particolare o un dettaglio della persona. Il robot invece, in quanto surrogato dell'essere umano, dall’aspetto accattivante, diventa la proiezione dell' amico immaginario, e dunque è un catalizzatore dell'attenzione e un ottimo motivatore per giocare”.

I robot umanoidi esistevano già da qualche anno, quello che mancava realmente era un software di facile utilizzo per medici, terapisti e genitori che consentisse un uso diretto e personalizzato del robot stesso, senza bisogno di ricorrere al tecnico informatico di turno.

La Robotics Life nasce nel luglio del 2014, anche grazie all’incoraggiamento di Smart&Start, la misura di Invitalia per le startup innovative, proprio per realizzare e commercializzare RoboMate, una piattaforma educativa personalizzabile, che contiene software comportamentali. Questi software sono progettati secondo il paradigma dell' "edutaiment" (intrattenimento educativo) e consentono al robot di interagire con il bambino sulla base delle diverse esigenze di paziente e terapista.

Lo sviluppo di questa piattaforma è andato di pari passo con il raggiungimento di importanti accordi avviati dal team negli ultimi mesi con l’IFC, l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR e alcune delle più importanti società francesi e americane costruttrici di robot. E I riconoscimenti, naturalmente, non hanno tardato ad arrivare: nel 2013 un Grant di 25.000 dal programma Working Capital di Telecom Italia, poi la Medaglia di Bronzo a Scintille 2014, il bando per idee innovative del Consiglio nazionale degli Ingegneri d’Italia, infine l’invito al TEDx di Ginevra come speaker specializzati su “idee che meritano di essere diffuse”. A breve è prevista anche la partecipazione all’evento “Tecnologia Solidale” che si svolgerà il 15 dicembre a Palazzo Chigi.

Daniele, a cui abbiamo chiesto di esprimere un desiderio per il futuro, ha risposto: “Sarebbe bello produrre una vera Intelligenza Artificiale, un robot che possa davvero essere autonomo nello svolgere funzioni e ragionamenti propri della mente umana e diventare un vero amico per l’uomo”. Il film A.I. di Steven Spielberg non sembra poi così lontano…