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La MRS di Lecce recupera metalli preziosi dagli scarti industriali
MRS

Business a 24 carati: nel microchip c'è una miniera

2016-04-26

Forse non sapevate che ci sono dei materiali preziosi che vengono sprecati ogniqualvolta viene fabbricato un cellulare, un computer o altri dispositivi ad alta tecnologia. Materiali di pregio, che potrebbero essere recuperati dagli scarti industriali, agilmente e con modalità ecosostenibili, per poi essere reinseriti nel ciclo produttivo.

Proprio questo è il core business della MRS - Material Recovery System di Lecce, una piccola società, attualmente spin off dell’Università del Salento, con sede operativa nel campus universitario. La società progetta sistemi per il recupero di materiali metallici da processi di deposizione di film sottile (smart shields), solitamente caratterizzati da grande spreco di metalli preziosi. E’ guidata da due giovani startupper under 30: Antonio Andrea Gentile e Salvatore Modeo, amici e soci in affari ormai da qualche anno.

Andrea, CTO della MRS, ci racconta: “L’idea mi è venuta mentre lavoravo al National Nanotecnology Laboratory di Lecce: si tratta di un sistema elettomeccanico che aiuta alcuni processi industriali ad alta tecnologia a recuperare i materiali pregiati di scarto, con una procedura efficace, veloce e anche sostenibile”.

Andrea, laureato in Fisica, è specializzato in Ottica Quantistica ed è stato Assegnista di Ricerca in Ingegneria dell’Innovazione, mentre Salvatore è un Ingegnere gestionale: i due fondano la MRS nel 2011 grazie al Bando regionale “Principi Attivi”. Presentano subito una domanda di brevetto nazionale (oggi acquisito) e poi, grazie alla misura Brevetti+, riescono a mantenerlo e ad estenderlo oltre i confini italiani, acquisendo anche quello Cinese, Americano, Europeo. Sono questi d’altronde i paesi target a cui i due vogliono rivolgersi, dove è possibile scovare quei potenziali clienti “ideali”, come le grandi aziende di microelettronica, fotovoltaico, illuminotecnica, con apparati produttivi che potrebbero essere integrati dalla tecnologia “smart shield”.

Con gli Stati Uniti, in particolare, la strada è stata tracciata anche dalla partecipazione al Programma Best, grazie al quale Andrea ha potuto fare networking, conoscere i propri competitor, oltre che dare alla propria idea un’impronta non solo tecnologica, ma più “business & market oriented”.

I feedback delle aziende americane ci hanno indotto a modificare il nostro business model e a concentrarci sul prodotto. Ora abbiamo bisogno di crescere ancora e non restare solo una piccola realtà che lavora con laboratori dove si depositano film sottili. Tornare in Italia oggi è certamente una sfida –conclude Andrea – una sfida che va colta utilizzando tutti gli strumenti possibili che il nostro paese può offrire, compresi quelli di Invitalia”.