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Un team di trentenni ha fondato Mangatar, una delle poche startup italiane di successo nel settore dei videogiochi
Mangatar

Da Salerno al Giappone: "Ci mettiamo in gioco con i manga"

2016-04-27

Gli appassionati di manga e videogiochi probabilmente conoscono già Dengen Chronicles, il gioco di carte legato a personaggi manga, personalizzabili, protagonisti di battaglie e combattimenti spettacolari. Si può giocare contro il computer o contro avversari in rete: l’hanno già scaricato in 700mila da dispositivi iOS, Android o Windows e i download continuano da parte degli appassionati alla saga degli eroi nipponici in guerra.

La notizia vera è che dietro questo videogioco ambientato nell’universo manga c’è una startup di trentenni salernitani, che solo 4 anni fa si dilettava (si fa per dire) con gestionali e configuratori per assicuratori e commercialisti.  Poi la voglia di fare cose più stimolanti e divertenti ha preso il sopravvento e Andrea Postiglione, Enrico Rossomando, Michele Criscuolo, Raffaele Gaito e Alfredo Postiglione hanno iniziato a fare esperimenti con piccoli giochi e applicazioni, cercando di capire come funzionassero i meccanismi social sempre più diffusi in rete. Nasce così la partecipazione al progetto “Face your manga”, un generatore di avatar, utilizzato in poco tempo da oltre 8 milioni di persone.

E’ in quel momento che Andrea Postiglione e i suoi cominciano a comprendere le vere potenzialità offerte degli utenti in rete, in alte parole a subodorare la possibilità di un guadagno legato al grande numero di persone interessate ai fumetti e ai manga in tutto il mondo. A marzo 2012 i ragazzi decidono di investire risorse proprie e fondare Mangatar, una delle poche game company italiane (“sono un centinaio in tutto il Paese” precisa Andrea, oggi CEO della startup).

Il primo problema che devono affrontare è capire come si possa guadagnare attraverso canali che siano alternativi alla pubblicità tradizionale: come trasformare un fenomeno globale in un’attività sostenibile? Andrea Postiglione confessa. “Il problema vero era individuare un modello di business che funzionasse e non limitare la crescita dei potenziali giocatori facendo pagare il gioco in entrata. Molto più interessante era fidelizzare il giocatore e solo in un secondo momento trasformarlo in un utente pagante. Per questo abbiamo lavorato molto sulla personalizzazione dei giocatori”.

Lanciano il primo social game, “Mangatar Saga”, che li porta a vincere il Premio Nazionale per l’Innovazione 2012 e a suscitare l’interesse di Gianluca Dettori di dPixel, la società specializzata nel venture capital tecnologico che decide di investire 200 mila euro sulla giovane società. Da quel momento è un crescere di successi, non ultimo il secondo importante investimento che arriva dq Invitalia con Smart&Start e da FIRA, la finanziaria regionale abruzzese, che insieme mettono insieme più di 1 milione di euro. E poi l’incontro con Microsoft e la partecipazione al programma di accelerazione AppCampus in Finlandia, dove osservare da vicino come funziona la vera industria dei videogiochi. E ancora l’assunzione di 6 persone e l’apertura di altre due sedi a Milano e Pescara.

Sul mercato oggi c’è Dengen Chronicles di cui abbiamo già parlato, ma stanno per sbarcare in rete altri 10 videogiochi, 2 prodotti internamente e altri 8 nati da un’intensa attività di publishing che Mangatar svolge nella sede di Pescara, dove si lavora a fianco di sviluppatori indipendenti e si cerca di investire, portando nuovi prodotti sul mercato. Slybots è il prossimo titolo di cui sentiremo parlare, un gioco sparatutto, pensato direttamente per i PC.

Quando gli chiediamo di indicarci i suoi obiettivi per il futuro, Andrea non ha dubbi: “Diventare “cash flow positive”: cioè i ricavi dovranno superare gli investimenti”.