Roma, 13 giugno 2008
L'Italia guarda all'Estremo Oriente per attrarre investimenti. Con due incontri avvenuti nei giorni scorsi a Tokyo e a Roma, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (già Sviluppo Italia) ha presentato agli investitori giapponesi e cinesi i punti di forza del mercato italiano e i servizi per favorire gli insediamenti industriali nel nostro paese.
A Tokyo l'Agenzia ha organizzato, alla presenza anche del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, un incontro con le aziende giapponesi del settore energetico per illustrare in particolare le opportunità di business che l'Italia offre nel comparto delle energie rinnovabili e per delineare l'enorme potenziale di sviluppo legato al crescente fabbisogno energetico nazionale.
"Con questo incontro - ha detto l'amministratore delegato dell'Agenzia, Domenico Arcuri - puntiamo a un duplice e ambizioso obiettivo: accrescere il flusso di capitali dal Giappone all'Italia e concentrarlo in un settore strategico qual è quello delle energie rinnovabili. Possiamo trasformare il gap energetico del nostro paese in una formidabile opportunità per attrarre nuovi investimenti e aprire enormi prospettive di sviluppo all'energia solare fotovoltaica e a quella eolica".
L'evento, tenutosi all'indomani del G8 sull'energia di Aomori, è frutto di una collaborazione istituzionale con Ice (rappresentato a Tokyo dal presidente Umberto Vattani) ed è avvenuto sotto l'egida dell'Ambasciata d'Italia in Giappone e del ministero dello Sviluppo Economico.
Le imprese presenti al tavolo sono state selezionate insieme alla Tokyo Mitsubishi UFJ Bank, la prima banca del Giappone e la sesta al mondo, con cui l'Agenzia ha di recente firmato un accordo per incrementare gli investimenti e rafforzare la cooperazione fra aziende italiane e giapponesi.
A Roma, invece, i vertici dell'Agenzia hanno incontrato una delegazione della Hong Kong Chinese Enteprises Association (HKCEA), una delle più grandi e più influenti associazioni industriali di Hong Kong con la quale, sotto l'egida del governo centrale cinese e del nostro ministero per lo Sviluppo Economico, sono state gettate le basi per
un rapporto di collaborazione per attrarre in Italia investimenti cinesi qualificati.
Con una disponibilità finanziaria di circa 50 miliardi di dollari, 2.200 imprese che danno lavoro a oltre 100.000 persone, la Hong Kong Chinese Enteprises Association rappresenta un quarto dell'intero volume produttivo di Hong Kong. Alla delegazione - guidata dall'Executive Director Ou Bingchang e composta da membri del governo cinese, esponenti di banche, imprese e assicurazioni - sono stati indicati i principali settori su cui investire: turismo, logistica, valorizzazione del patrimonio culturale ed energia.
L'Agenzia ha inoltre presentato i servizi che offre agli imprenditori nel corso di tutto il ciclo di vita dell'investimento: dalle informazioni sul territorio e sulle leggi vigenti, ai servizi necessari per preparare il business plan e agli incentivi economici per avviare un'impresa.
"In Italia - ha affermato Domenico Arcuri - non è semplicissimo investire. La nostra funzione è rendere più semplice ciò che, senza di noi, sarebbe estremamente complicato. Lavoriamo infatti per ridurre i tempi della burocrazia italiana, agevolare i rapporti tra gli investitori e le molteplici pubbliche amministrazioni nazionali e locali e per dare informazioni corrette sul nostro paese. Solo per fare un esempio - ha proseguito Arcuri - è idea diffusa, ma assolutamente falsa, quella che considera il nostro sistema fiscale penalizzante per gli investitori esteri. In realtà, fatta eccezione per l'Inghilterra, è assolutamente in linea con gli altri paesi dell'Unione".