Al 31 dicembre 2007 il divario digitale nel nostro Paese è un fenomeno che riguarda strutturalmente circa 2.600 Comuni (su 8.101 complessivi) che hanno una densità media della popolazione di circa 1.600 abitanti. Ne consegue l'esclusione dall'abilitazione alla banda larga per oltre 4 milioni di cittadini, pari approssimativamente al 7% della popolazione .
Inoltre è da evidenziare che si riscontrano carenze infrastrutturali anche in ulteriori 1.500 Comuni circa, abilitati ai servizi di tipo ADSL da circa 1.600 centrali di commutazione non rilegate in fibra ottica bensì dotate di impianti miniDSLAM. Il servizio di accesso erogato con questa tecnologia risulta limitato da molti punti di vista, tra cui l'esiguo numero di connessioni erogabili e la bassa velocità di trasmissione dei dati, assimilabile per molti versi all'ormai obsoleto dial-up.
In un ottica di forte sviluppo di servizi a banda larga di prossimo futuro, si prevede quindi si debba intervenire nei prossimi anni anche su questi Comuni mediante iniziative di carattere pubblico per apportare soluzioni strutturali.
La rivoluzione digitale ha trasformato la società attuale in una "Società dell'informazione" in cui lo sviluppo delle tecnologie, la diffusione delle informazioni e la condivisione della conoscenza rivestono un ruolo determinante.
Il Sistema Paese, d'altro canto, non intende presentare, ancora a lungo, oltre metà dei Comuni ed una percentuale così elevata della popolazione in divario digitale.
E' innegabile, infatti, l'esistenza di una stretta correlazione fra lo sviluppo delle reti di telecomunicazioni a banda larga e lo sviluppo economico e sociale di un paese moderno.
E' ormai riconosciuto, d'altra parte, che una delle principali cause del ritardo nello sviluppo dell'Italia rispetto agli altri Paesi industrializzati, nell'ambito del processo di globalizzazione, è da individuarsi nella difficoltà del sistema socio-economico del nostro Paese di evolversi e tenere il passo con la rivoluzione tecnologica in atto negli altri Paesi europei e d'oltre oceano; ciò anche a seguito della poco diffusa "alfabetizzazione tecnologica", ma soprattutto in conseguenza delle profonde carenze infrastrutturali che, peraltro, si evidenziano non solo nei confronti delle altre nazioni, ma anche tra le diverse realtà territoriali italiane.
Come noto, lo sviluppo tecnologico riduce sensibilmente i costi di processo in quasi tutti i settori di attività economica, sia nei cicli interni di produzione sia in quelli di commercializzazione dei prodotti ed alla sua diffusione sono associati la crescita e l'evoluzione di interi comparti produttivi di beni e servizi e di nuova e dinamica imprenditorialità.
Le telecomunicazioni in larga banda, in particolare, contribuiscono in maniera determinante ad aumentare la diffusione, la qualità e la capacità di fruizione di servizi evoluti ed innovativi - strumentali soprattutto alla Pubblica Amministrazione per svolgere i propri compiti istituzionali con efficacia ed efficienza ed assumere un ruolo di propulsione -, comportano l'attrazione d'investimenti nelle aree territoriali adeguatamente infrastrutturate e determinano l'accelerazione dello sviluppo territoriale, cui consegue, peraltro, la riduzione - orientandosi verso l'annullamento - del cosiddetto "effetto emigrazione".
Lo sviluppo delle reti di telecomunicazioni a larga banda, dunque, si presenta come volàno e fattore essenziale per lo sviluppo economico e sociale del Paese. In questo ambito, un "ruolo centrale organico e sovraordinato" è indispensabile e determinante per assicurare, fra l'altro, alcuni principi che sono posti a fondamento della nostra società: garantire l'inclusione sociale, le pari opportunità e la libertà d'iniziativa economica, riconducibili alla più ampia categoria dei diritti fondamentali riconosciuti e sanciti dalle costituzioni democratiche e di sempre maggiore rilevanza nella moderna società globalizzata.
I temi dell'abbattimento del divario digitale e della diffusione della banda larga sono stati dunque elevati ai massimi livelli istituzionali ed identificati come veri e propri "obiettivi di legislatura" - peraltro enunciati più volte, sin dal 2003, nei diversi Documenti di Programmazione Economica e Finanziaria dell'Esecutivo, a seguito delle molteplici implicazioni strategiche trasversali di carattere generale -, per i quali si adoperano tutte le componenti istituzionali del Paese e del Governo.